I giochi di Natale che stiamo dimenticando

tombola gioco natale

Dalla tombola al sette e mezzo, le tradizioni natalizie che animavano le serate in famiglia e che rischiano di scomparire dalle nostre case

Tempo di lettura: 4 minuti

In un passato non troppo lontano, durante i giorni di festa, le famiglie italiane erano solite divertirsi con giochi tradizionali di gruppo, da fare al termine dei pranzi e soprattutto delle cene di Natale. Erano momenti di gioia condivisa, apprezzati in particolare dai bambini, che in queste occasioni potevano eccezionalmente restare svegli fino a tarda ora assieme ai propri parenti.

I giochi praticati nelle riunioni di famiglia si basavano principalmente sulla fortuna, piuttosto che sull’abilità, il che li rendeva accessibili a tutti. Di solito si scommettevano soltanto piccole somme, così da aggiungere un pizzico di tensione al gioco, senza però creare eccessiva competizione. Ciò permetteva anche ai più piccoli di partecipare e vincere, spesso con un “piccolo aiuto” da parte degli adulti.

Giochi tradizionali come la tombola, il sette e mezzo, il mercante in fiera e il gioco dell’oca trovano, però, sempre meno spazio nelle nostre case. Se un tempo riunivano famiglie e amici attorno a un tavolo, oggi rischiano di scomparire e insieme a loro un po’ della semplicità e della convivialità che li caratterizzavano.

La tombola: il gioco di Natale per eccellenza

Tra i giochi da tavolo tipici del periodo natalizio, un ruolo di rilievo lo occupa la “tombola”, un passatempo dalle radici antiche. Nato in Italia nella prima metà del XVIII secolo, con tutta probabilità a Napoli, sotto il regno di Carlo III di Borbone, venne ideato come alternativa casalinga al gioco del lotto, che nel periodo natalizio veniva sospeso in segno di rispetto per la festività religiosa. Del gioco a cui è ispirata conserva il sistema dei 90 numeri, oltre alle combinazioni per ottenere una vincita: ambo, terno, quaterna e cinquina.

Il termine “tombola”, che non ha varianti dialettali, potrebbe derivare dalla forma cilindrica delle tessere di legno numerate, simile a quella di un tombolo, il tradizionale strumento di cucito, oppure dal verbo “tombolare”, ossia cadere o rotolare, come fanno i numeri nel bussolotto. Nella “tombola parlata”, al momento dell’estrazione, il banditore, anziché il numero, menziona la particolare definizione che lo simboleggia, secondo una convenzione derivata dalla Smorfia, che associa i sogni ai numero del lotto.

Il mercante in fiera: un classico della tradizione veneziana

Tipico delle festività natalizie è anche il “mercante in fiera”, famoso gioco di carte che utilizza due mazzi identici da 40 carte ciascuno. La sua origine, che risale probabilmente al Cinquecento, è legata alla lotteria: Geronimo Bambarara, uno straccivendolo di Venezia, ideò un passatempo semplice, vendendo biglietti a basso costo per consentire agli acquirenti di partecipare all’estrazione finale di un premio. Le prime fonti scritte che menzionano un gioco di carte simile all’attuale sono invece un testo di Gasparo Gozzi del 1755 e una lettera che Wolfgang Amadeus Mozart inviò nel 1772 alla sua famiglia da Milano.

Nella seconda metà dell’Ottocento iniziarono a diffondersi mazzi di carte speciali con le figure più varie, bizzarre e divertenti. Alcune di esse, come il lattante o la gondola, sono ricorrenti nei mazzi di più editori, mentre altre sono specifiche di singoli mazzi. Le diverse carte portano con sé antiche credenze folkloristiche, che condizionano le azioni dei partecipanti nel corso della partita. Secondo la tradizione non scritta, la carta fortunata per eccellenza è il moschettiere, mentre quella sfortunata è il lattante, per il fatto che su di essa originariamente veniva apposto il sigillo per attestare il pagamento della tassa erariale.

Il gioco dell’oca: divertimento assicurato per i bambini

Altro passatempo festivo assai popolare è il “gioco dell’oca”, uno dei più semplici giochi di percorso destinati ai bambini. La versione moderna, con il percorso suddiviso in 63 caselle numerate che conducono al centro seguendo un andamento antiorario a spirale, risale alla seconda metà del XVI secolo. Potrebbe derivare da un gioco cinese chiamato shing kunt t’o (“la promozione dei mandarini”), in cui il tabellone era costituito da 99 caselle. Alcuni storici ipotizzano che abbia un antenato analogo nell’Egitto dei faraoni.

Nel 1580 il Granduca di Toscana Francesco I de’ Medici ne fece dono al sovrano Filippo II di Spagna, il quale ne rimase affascinato. Le caselle speciali del tabellone erano decorate con simboli che, in parte, sono sopravvissuti nella tradizione: due dadi, un teschio, una coda, un ponte, un labirinto e un’oca. Il gioco si diffuse rapidamente in tutta Europa all’inizio del XVII secolo, in seguito alla comparsa dei primi tabelloni stampati in Inghilterra. La struttura lineare del gioco ne ha favorito l’uso didattico, ispirando numerose varianti che ne hanno garantito la sopravvivenza fino a oggi.

Sette e mezzo: il fascino delle carte napoletane

Da sempre particolarmente praticato nel periodo natalizio è il “sette e mezzo”, un gioco di carte le cui origini sono strettamente legate alla cultura napoletana. Nato probabilmente nel XVII secolo, si sviluppò in un contesto in cui questa tipologia di giochi era comune in tutte le classi sociali. Le notizie sulla sua diffusione sono tuttavia incerte. La fortuna del gioco è legata alla sua semplicità e immediatezza, caratteristiche che lo rendono adatto a persone di ogni età.

Per giocare si utilizza un mazzo da 40 carte tradizionali, il cui valore è nominale per le carte dall’1 al 7, mentre le figure (fante, cavallo e re) valgono mezzo punto. Il re di denari, detto “la Matta”, può assumere qualsiasi valore. È prevista la figura del mazziere, il cui compito è gestire il banco, distribuendo le carte ai partecipanti. L’obiettivo del gioco è ottenere un punteggio superiore a quello del banco, senza “sballare”, ovvero senza superare il valore di sette e mezzo. Ogni giocatore riceve una carta, effettua la propria puntata e decide se fermarsi o richiedere una carta successiva.

Riscoprire la magia dei giochi tradizionali

Con il passare degli anni, questi giochi tradizionali, che un tempo animavano le serate festive delle famiglie italiane, sono sempre più relegati al passato, sostituiti da nuove forme di intrattenimento digitale. Eppure il valore di questi giochi va oltre il semplice divertimento: rappresentano un patrimonio culturale di storie e tradizioni.

È auspicabile che le nuove generazioni possano riscoprirli e apprezzarli, affinché non scompaiano del tutto, ma continuino a vivere nelle nostre case, durante quei momenti speciali che il Natale porta con sé. Che ne dite di rispolverare questi giochi durante le prossime festività, riportando un po’ di magia del passato nel vostro Natale?

Foto di Andrea Skerlavaj da Flickr.

© Riproduzione riservata

Offrimi una cioccolata

Ti piace questo blog e vorresti sostenerlo? Clicca sull’immagine in basso per contribuire con una tazza di cioccolata calda alle spese di hosting e mantenimento del sito. Grazie fin d’ora.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.